In vista della Giornata mondiale del latte un evento in Cattolica accende i riflettori su un comparto centrale per l’economia e la società
La Giornata mondiale del latte – che sarà celebrata il prossimo 1 giugno in tutto il mondo – compie 25 anni. Un’occasione per prestare attenzione ad un alimento straordinario che conosciamo fin da neonati, poche ore dopo la nascita.
Così Erminio Trevisi, professore ordinario dell’Università Cattolica (direttore del Dipartimento DIANA, del Centro di ricerca IRCAF, presidente di Cerzoo), ha aperto l’evento “Milking the future una visione globale, tra scienza, sviluppo e persone”, che si è svolto il 26 maggio presso l’Università Cattolica di Cremona promosso da IRCAF, Università Cattolica, in collaborazione con CremonaFiere, che si prepara ad ospitare l’81esima di Fiere Zootecniche Internazionali dal 26 al 28 novembre prossimi.
Proprio al legame cruciale tra comparto lattiero-caseario e territorio si è rifatto il presidente di CremonaFiere, Roberto Biloni, introducendo i lavori; mentre il preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali della Cattolica, professor Pier Sandro Cocconcelli ha evidenziato la complessità del sistema e la necessità di poter contare su percorsi di formazione specifici e adeguati.
Momento centrale dell’evento l’intervento di Thanawat TIENSIN, Direttore della Divisione Produzione e Salute Animale e Veterinaria e Assistente del Direttore generale della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations).
<Attualmente – ha chiarito l’esperto – diete poco sicure sono collegate ad almeno 8 milioni di decessi all’anno: la malnutrizione in tutte le sue forme è una delle principali cause di morte e malattia al mondo. Per questo FAO ha da sempre colto la sfida di “nutrire le persone”>.
In particolare sul fronte zootecnico, visto che il latte e derivati costituiscono una delle fonti proteiche più significative, è fondamentale promuovere una produzione più sostenibile. Per questo FAO ha promosso nel 2025 una conferenza globale sulla trasformazione sostenibile della zootecnia con un forum sui mangimi e sulle loro componenti, con oltre 1.200 partecipanti in presenza e un importante coinvolgimento dei giovani.
I prossimi passi – ha chiarito l’esperto – saranno proprio mossi nella direzione di garantire una maggiore sostenibilità, partendo dalla “Dichiarazione di Parigi sulla Sostenibilità”, un manifesto globale sottoscritto dalla Federazione Internazionale del Latte (FIL-IDF) e dalla FAO, che ha assunto oltre 1.000 impegni, coinvolgendo anche 155 organizzazioni e imprese lattiero-casearie di 41 Paesi.
Non a caso, dopo la presentazione dell’81esima edizione di Fiere Zootecniche Internazionali, i lavori sono proseguiti con una tavola rotonda intitolata “Sostenibilità a quattro petali: ambientale, economica, sociale e nutrizionale”, che ha visto contributi collegati specificatamente ad ogni aspetto.
Partendo dal profilo squisitamente zootecnico, il prof Paolo Ajmone Marsan ha chiarito come oggi il miglioramento genetico della zootecnia punti soprattutto sulla qualità del latte e la salute degli animali; mentre il prof. Trevisi ha chiarito nei dettagli che cosa significa gestire un sistema zootecnico utilizzando le migliori tecnologie per ottimizzare il benessere degli animali, dei lavoratori e dei cittadini-consumatori.
L’intervento della nutrizionista Margherita Dall’Asta ha invece fatto chiarezza sulle caratteristiche nutrizionali del latte, che resta un alimento insostituibile nella dieta umana.
La mattinata cremonese ha visto la partecipazione di una settantina di studenti delle scuole superiori, che sono intervenuti con una serie di domande molto pertinenti, in particolare rivolte a Tiensin.
Consumatore e latte: un rapporto cruciale
Greta Castellini, psicologa, ricercatrice dell’Università Cattolica, ha fatto il punto sul delicato rapporto tra mondo del consumo e latte, chiarendo come il concetto di qualità venga declinato molto diversamente: nell’immaginario del consumatore infatti la qualità del latte resta legata ad alcune immagini, come ad esempio, il pascolo. <Si tratta – ha chiarito l’esperta – di un modo molto diverso di percepire la qualità, rispetto a quello che in realtà avviene in allevamento, dove la qualità viene costruita con tecnologie molto sofisticate e d’avanguardia per garantire la sicurezza alimentare>
La zootecnia genera circa l’8% del PIL italiano
Durante i lavori della mattinata in Cattolica il prof. Biagio Amico dello Sda Bocconi ha messo in luce il ruolo economico di questa filiera.
Dati ISMEA e ISTAT (i più recenti sono del 2024) evidenziano che la sola produzione primaria di latte bovino genera un valore superiore a 7,1 miliardi di euro, pari a oltre il 10% della produzione agricola italiana.
Più “pesante” invece il dato che riguarda la fase di trasformazione industriale, che ha raggiunto un fatturato di 21,8 miliardi di euro, confermandosi il primo comparto dell’industria alimentare nazionale.
Accanto alla dimensione economica e strategica, il comparto svolge una funzione sociale e territoriale essenziale. Secondo ISTAT, l’intera filiera agroalimentare italiana coinvolge oltre 1,4 milioni di occupati, mentre la zootecnia rappresenta una delle principali fonti di lavoro nelle aree rurali e interne del Paese.
Il ruolo insostituibile del latte nei Paesi a Basso reddito
Uno sguardo alla produzione e al consumo di latte nei Paesi a basso reddito è stato offerto (durante i lavori dell’evento organizzato da Università Cattolica e CremonaFiere lo scorso 26 maggio 2026, in vista della Giornata del latte 2026, celebrata in tutto il mondo il 1 giugno) dall’intervento di Giuseppe Bertoni, professore emerito, presidente della Fondazione Invernizzi e coordinatore del Centro C3S, una realtà molto interessante che rappresenta l’evoluzione del progetto “Produzione di cibo appropriato: sufficiente, sicuro e sostenibile”, finanziato dalla Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi a partire dal 2011 e finalizzato a EXPO2015 (Feeding the planet – Energy for life).
Scopo di C3S è attivare Centri Pilota tecnicamente e finanziariamente in grado di stimolare l’avvio dello sviluppo rurale in Paesi a Basso Reddito (PBR); in particolare in India nello stato del Meghalaya e in Repubblica Democratica del Congo, nella provincia di Lomami (Kasai Orientale).
Bertoni ha esaminato alcuni risultati che hanno messo in evidenza come nei Paesi a basso reddito la malnutrizione porti purtroppo, soprattutto nei bambini anche a problemi cognitivi. Infatti è stato evidenziato come i risultati scolastici siano migliori con diete a base di carne e latte su cinque anni scolastici: in particolare il latte costituisce proprio uno degli alimenti più caratterizzanti.
Addirittura, alcune prove svolte in India hanno evidenziato come le condizioni di comprensione di apprendimento dopo alcuni mesi di somministrazione di latte siano migliorate.
Ovviamente obiettivo del progetto è anche proporre strategie utili per migliorare la disponibilità degli alimenti di origine animale nei Paese a basso reddito.
Il primo passo – ha chiarito il professore – sarebbe proprio una maggiore meccanizzazione per favorire una produttività maggiore e quindi introdurre animali più performanti, migliorando al tempo stesso la qualità dei foraggi, in un quadro di una intensificazione generale dell’agricoltura che implica anche conoscenza e quindi formazione.
Dietro a queste problematiche però, si cela un tema culturale cruciale, ossia quello di far comprendere l’importanza dell’innovazione e quindi di fare si che sia recepita.





